lunedì 10 dicembre 2018



2/12/2018 Decimo giorno di Avvento
.
L'Avvento è il tempo liturgico che precede il Natale.
La parola Avvento deriva dal latino e significa ''venuta''.



Ho sentito le campane il giorno di Natale / I loro vecchi canti familiari suonano / E selvaggio e dolce, le parole ripetono / Di pace sulla terra, di buona volontà per gli uomini.

 (Henry Wadsworth Longfellow)

mercoledì 5 dicembre 2018


Il Natale è una sera di dicembre,
il silenzio che dilaga per le strade,
una fiamma custodita tra le nostre mani,
un fiume solitario che torna alla sua sorgente.
la gioia di donare qualcosa e la gioia di ricevere.

(Fabrizio Caramagna)

Lascia entrare dentro al tuo cuore lo spirito natalizio, quel profumo autentico di gioia, quel sapore di serenità che regala un piccolo gesto d’amore, quella ardente felicità di vivere accanto a chi ami. 

(Stephen Littleword)

martedì 4 dicembre 2018



“Adoriamo il Messia” 


Venite, angioli santi,
e venite suonando;
venite tutti quanti,
Gesù Cristo laudando
e la gloria cantando
con dolce melodia.
Ecco ‘l Messia.

Pastor, pien di ventura 
che state qui a vegghiare ,
non abbiate paura:
sentite voi cantare?
Correte ad adorare
Gesù con mente pia.
Ecco ‘l Messia.

Vo ‘l troverete nato
tra ‘l bue e l’asinello,
in vil panni fasciato
e già non ha mantello:
ginocchiatevi a quello
ed a santa Maria.
Ecco ‘l Messia.

E’ Magi son venuti,
da la stella guidati,
coi lor ricchi tributi,
in terra ginocchiati
e molto consolati,
adorando il Messia,
e la Madre Maria.

(Lucrezia Tornabuoni De' Medici)




Natale è la dolce stagione nel quale dobbiamo accendere il fuoco dell'ospitalità e la straordinaria fiamma di carità nel nostro cuore.
(Washington Irvong)

venerdì 30 novembre 2018


BAMBINO GESU' ASCIUGA OGNI LACRIMA
(Giovanni Paolo II)

Asciuga, Bambino Gesù, le lacrime dei fanciulli!
Accarezza il malato e l’anziano!
Spingi gli uomini
a deporre le armi
e a stringersi in un universale abbraccio di pace!
Invita i popoli,
misericordioso Gesù,
ad abbattere i muri
creati dalla miseria
e dalla disoccupazione,
dall’ignoranza
e dall’indifferenza,
dalla discriminazione e dall’intolleranza.
Sei tu,
Divino Bambino di Betlemme,
che ci salvi,
liberandoci dal peccato.
Sei tu il vero e unico Salvatore,
che l’umanità spesso cerca a tentoni.
Dio della pace,
dono di pace
per l’intera umanità, vieni a vivere
nel cuore di ogni uomo e di ogni famiglia.
Sii tu la nostra pace
e la nostra gioia!


Se ci daremo una mano i miracoli si compiranno e il giorno di Natale durerà tutto l'anno.
Gianni Rodari


“E’ bene tornare bambini qualche volta e non vi è miglior tempo che il Natale, allorché il suo onnipotente fondatore era egli stesso un bambino”.
(Charles Dickens)

giovedì 29 novembre 2018



“E’ Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano. … E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza. E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri”.

(Madre Teresa di Calcutta)

domenica 18 novembre 2018


NOVEMBRE

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile.
È l’estate,
fredda, dei morti.


(Giovanni Pascoli, Novembre)


Le coltri umide di novembre
Mi seppelliscono per sempre
Il tempo mi sfila tra le dita
La terra ruota sulle mie orbite
Dov’è quel tenue sorriso
Che cominciò un giorno di maggio
Se non sulla bocca dei morti
Malgrado la pena dei vivi


(Paul Eluard)

giovedì 15 novembre 2018


Novembre è l’undicesimo mese dell’anno secondo il nostro calendario, tuttavia nel nome ha il numero nove perché lo abbiamo ereditato dal calendario romano che iniziava con il mese di marzo e quindi novembre diventava il nono mese dell’anno.
Novembre ha trenta giorni ed è solitamente un mese uggioso, reso ancora più triste perché inizia con la commemorazione dei fedeli defunti. Nel corso del mese c’è uno sprazzo di gioia con l’estate di san Martino.
(Dal web)

mercoledì 14 novembre 2018



Novembre, il mondo è stanco, l'anno è vecchio.
Le foglie sbiadite sono liete di morire.

(Sara Tesdale)

Il Giorno diventò piccolo, circondato tutto
dalla precoce, incombente Notte –
il Pomeriggio in Sera profonda
la sua Gialla brevità distillò –
i Venti smorzarono i loro passi marziali
le Foglie ottennero tregua –
Novembre appese il suo Cappello di Granito
a un chiodo di Felpa.


(Emily Dickinson)

sabato 13 ottobre 2018



POESIE VINCITRICI DELLA ix EDIZIONE DEL PREMIO POETICO INT.LE ‘’LAUDATO SIE, MI’ SIGNORE’’

SEZIONE A (POESIA A TEMA LIBERO)
1° CLASSIFICATO FRANCO FIORINI

‘’NON È DERIVA’’

Siamo qui, mia cara,
in questa sera quieta di novembre
a leggerci sul volto le stagioni
fuggite come nubi al maestrale
a preparare il rosso dei tramonti.

Ti sorprendo negli occhi la memoria
di corse incontro al vento a primavera
che insieme conoscemmo tra i ciliegi
al biancoverde delle margherite,
giovane il tempo – a regalarci sogni.

E a lungo li bruciammo, i nostri sogni,
dentro i giorni cocenti dell’estate,
il sole amico a riscaldarci i passi,
al cinabro ruffiano delle sere,
ai brividi di luna delle notti.

Chiede resa, adesso,
la poesia incerta delle nebbie
di quest’autunno che ci pesa addosso
dove i versi sono echi di parole
perdute alla ricerca di una rima.

Ma la vita che insieme attraversammo
è ancora linfa nelle nostre vene.
Non è deriva, è solo un saggio approdo
di due navigli, a ritemprar le vele
sotto la filigrana delle stelle.

Indomite riannodano, le mani,
la trama misteriosa di un disegno,
promessa antica di speranze, e nuova.
Ora c’è da curare il gelsomino,
fiore ostinato che non vuol morire.

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA


L’autore, con una versificazione libera dalle suggestive immagini verbali, si fa portavoce di una parola poetica che incarna il senso più autentico dell’amore, quello che sa rinnovare sogni che hanno attraversato le stagioni. Dalle corse incontro al vento a primavera, si è giunti ora al saggio approdo in autunno di due persone che continuano ad amarsi riannodando le trame misteriose di un disegno. Ed ecco che la poesia diventa un canto d’amore che rinnova la sua linfa alla luce di una consapevolezza più matura.
Molto apprezzate la musicalità e l’armonia espressiva della lirica.

2° CLASSIFICATO SEZIONE A (POESIA A TEMA LIBERO)
ANTONIO BASILE
‘’RONDÒ PER LA MIA MAMMA’’

Forse non saprai mai (o forse sì?)
ciò che pensavo e ciò che penso adesso
del sacrificio tuo che si compì
dacché nascesti infino al tuo decesso.

Erano tempi all’alba del progresso
ma poi la guerra ti sfiancò gli ardori
e ti trovasti con tre figli appresso
sola a lottare e a vincere i dolori.

L’uomo tuo caro non tornò da fuori
per quell’onore, tanto per me strano,
ch’è pur capace d’infiammare i cuori
alla falcidia del genere umano.

Sola, di notte, al sentimento vano
forse piangevi o trattenevi il pianto
o ci guardavi e singhiozzavi piano
mentre eravamo l’uno all’altro accanto.

Tutti in un letto come un quadro santo
per darti noi la forza e la speranza
nel fronteggiar la vita e il disincanto
prodotto da una cronica ignoranza.

Crescemmo sani pur nella mancanza
e ti ringrazio e te lo scrivo qui
e son sicuro che dall’altra Stanza
mi dici che doveva andar così.

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA


Lirica molto toccante dedicata a una madre e ai sacrifici costretta a fare per crescere i figli da sola, senza l’aiuto di un marito purtroppo non tornato a casa per quell’onore così strano, frutto di un tempo non pienamente consapevole della drammaticità della guerra.
Attraverso degli endecasillabi a rima alternata pieni di trasporto emotivo, il componimento è un canto d’amore che esprime tutto il senso della gratitudine verso una madre donatrice di vita e nutrice di speranza.

3° CLASSIFICATO SEZIONE A (POESIA A TEMA LIBERO)

GABRIELLA SEMINO

‘’L’UOMO DELLA PANCHINA’’

Sul prato stento in strada cittadina
che ad un incrocio forma una piazzetta
sta lì seduto sopra una panchina
solitaria e patetica vedetta

che giorno e notte silenziosa aspetta
una chiave di volta alla sua vita
mentre d’intorno tutto va di fretta,
auto e persone in teoria infinita.

Con espressione logora e smarrita
ripercorre vicende ormai passate
e lentamente sfiora con le dita
povere masserizie accatastate

esposte al gelo, all’acqua, alle ventate,
perché casa non ha, se mai l’ha avuta
e qui trascina tutte le giornate,
tra qualche sigaretta e una bevuta,

di un’esistenza grama e malvissuta
o forse deragliata dal binario
di una famiglia amata, oggi perduta.
Chissà se invece questo itinerario

questo stile di vita solitario
l’ha scelto lui per rabbia o per follia
rifiutando il legame societario,
tranne i piccioni in muta compagnia.

La gente non lo guarda e tira via,
lui, conficcato ai più come una spina,
lui, monumento ad ogni ipocrisia,
resta dimenticato là in vetrina.

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA


Componimento molto armonico in cui il racconto poetico si fa man mano più riflessivo e incisivo. Attraverso un ritmo calibrato distribuito tra strofe a rime alternate, l’autore denuncia l’indifferenza che spesso si ha di fronte alle persone più povere che vivono in strada, definite “monumenti ad ogni ipocrisia”. Molto apprezzate la sonorità e la chiarezza delle immagini verbali.

SEZIONE B (POESIA A CARATTERE RELIGIOSO. TEMA L’AMORE IN TUTTE LE SUE SFACCETTATURE)

PRIMO CLASSIFICATO BRUNO FIORENTINI
‘’VIA CRUCIS’’

LA CONDANNA

Sei solo, Cristo, nel pretorio ostile:
in piedi, avvinto, con le spalle erose
da trentanove colpi di staffile,
una corona in capo… e non di rose.
S’è lavato le mani Ponzio, il vile!
Ti sapeva innocente e si nascose;
‘’Jèsu o Barabba?’’ E tutti ad una voce
‘’Sia libero Barabba!’’ A te la croce.

LA CADUTA

È pesante la croce! Sotto il legno
tre volte sei caduto, sopraffatto.
Eri pur uomo, Cristo; anzi il più degno
e al suo destino non ti sei sottratto.
Lo sapevi: chi uomo paga pegno,
ma dopo si rialza… E tu l’hai fatto.
Forse io no! T’invito a perdonare
che, se molto ho peccato, è umano errare.

IL CIRENEO / LA VERONICA

C’è chi portò con Cristo la sua croce:
lo fece il Cireneo lungo la via
sollevando Gesù dal peso atroce.
Ed anche la Veronica fu pia.
Altre donne piangevano a gran voce;
lei gli deterse il volto e, per magia,
l’icona santa in quella tela stessa
in premio al gesto vi rimase impressa.

GESÙ È SPOGLIATO DELLE VESTI

Il titolo*, per norma apposto ai rei,                            il ‘’cartello’ con l’indicazione della condanna
grida al mondo l’orribile reato:
‘GESÙ DI NAZARÈTH RE DEI GIUDEI’
Non cadde a terra lì, vi fu gettato;
le vesti ai suoi carnefici: trofei!
Morirà nel ludibrio il condannato
e la tunica bella, tratta a sorte,
finì tra quelle mani ebbre di morte.

GESÙ MUORE

Tra due ladroni a lato come un bruto*,                                   ribaldo
va l’agnello immolato alla sua fine.
Prima, però, che tutto sia compiuto
offre il perdono all’anime assassine,
spalanca il cielo al ladro ravveduto,
dona un figlio alla madre tra le spine.
Chiama a gran voce il Padre: ultimo atto.
Adesso può morire: ‘’Tutto è fatto!’’

GESÙ È DEPOSTO DALLA CROCE

Trema la terra, grande buio ha inizio…
È sera ormai; la Pasqua sta che viene:
non può restare un corpo al suo supplizio.
Posto in grembo a Maria, lì tra le pene,
è reso a Cristo l’ultimo servizio:
tra pianti e strazi per l’asciutte vene
il lugubre corteo fa qualche passo
verso la tomba, grotta dentro al sasso.

LA SALITA AL CIELO

Ma sarà breve la deposizione:
domani a notte è già RESURREZIONE!


MOTIVAZIONE DELLA GIURIA



Componimento scritto in ottave classiche, perfette sul piano stilistico–formale, molto scorrevoli nel ritmo e nella musicalità degli endecasillabi. L’autore ripercorre gli episodi della passione di Cristo esprimendo un senso religioso molto forte e, tramite un linguaggio spesso crudo, riesce a rendere assai efficacemente le sofferenze patite dal Signore. Molto significative le parole, molto intensa l’ispirazione, per cui si instaura un legame di profonda empatia tra l’opera e il lettore, che s’immerge in essa appassionato e commosso dall’inizio fino alla conclusione, quando, cambiando tono, i versi celebrano, in una esplosione di gioia, la gloria della Risurrezione.

2° CLASSIFICATO ANTONIO GIORDANO

‘’NATALE MARE’’

La barca ora sussulta in mezzo ai flutti,
nel mare che ha raccolto tanti lutti.
Col binocolo scruto più lontano
e vedo un telo bianco là che ondeggia.
Poi distinguo alla fine un volto umano.
C’è una donna nel guscio che galleggia:
sola, senza nessuno che l’aiuti.
Arriviamo dov’è l’imbarcazione,
e siamo tutti spaventati e muti.
Per salvarla entriamo poi in azione.

Leggèro il corpo prendo tra le braccia;
giovane donna trema di terrore,
tirata in volto, bruna è la sua faccia:
ha una smorfia che segna il suo dolore.
Piange ma non ci par distrutta e vinta
e un suo sorriso con stupor ci coglie.
Non abbiam dubbi; sembra proprio incinta:
poi sgrava mentre mordono le doglie.

È un maschietto che strilla a perdifiato,
smette di colpo poi e par che rida.
L’abbiamo rivestito e pur lavato
e all’abbraccio di lei cheto s’affida.

Io le domando mentre il bimbo serra,
’’Ma come mai tu navighi da sola?
Senza nessuno lasciasti la tua terra?’’
Mi rivolge sommessa la parola:

‘’Le mie sorti di lacrime son zeppe,
vengo da un luogo dove morte infuria.
Hanno là massacrato il mio Giuseppe.
di cibo e pace là v’è gran penuria’’!
‘’Sole e sorrisi qui da noi avrai
ché hai traversato il mar col cielo grigio.
Son finite disgrazie, strazi e guai.
Tu avrai da noi pace e prestigio.

Ma chi sei che navighi in inverno
portando dentro te dolce fardello?
Ti assicuriamo noi l’amor fraterno.
Tuo futuro sarà sereno e bello’’…
‘’Tu mi conosci. Io sono Maria;
e d’anni traversati ne ho duemila.
Vedendo i tuoi valori in agonia
in questa terra dove il mare fila.

In questo mondo regna la paura,
valori e bene non esiston più.
Degli uomini ci prenderemo cura
ché in terra è nato adesso il mio Gesù.
Il mio Figliuolo ed io ora preghiamo.
Liberaci o Signore da ogni male.
Pianti non ci sian più ma sorridiamo
ché portiamo la gioia del Natale’’

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA

Testo composto in ottave di endecasillabi, che procedono ritmici e armoniosi nella rima alternata. È una storia di emigrazione tutta particolare, in quanto i protagonisti sono Maria e suo figlio appena nato, Gesù. Èd è una storia di sofferenza, che parla di fame, di guerre e di morte, e che, nel contempo, denuncia l’assenza di valori nel mondo e la presenza, in esso, della paura. Ma è anche una storia di speranza, anzi di certezza in un domani migliore, perché la Madonna e Gesù sono venuti per portare la gioia del Natale. È una composizione molto profonda, che, con parole intense ed essenziali, ci induce a pensare ai tanti mali del mondo odierno, emigrazioni comprese, e a farci parte attiva nell’attuare gli insegnamenti del Vangelo.


3° CLASSIFICATO MAURO MARCONI

‘’ULTIMA PREDICA AGLI UCCELLI’’

Francesco d’Assisi, ormai deluso dalla stoltezza e dall’insensibilità degli uomini, rinnova in prossimità dell’abbraccio a Sorella Morte la predica-elogio alle alate creature.

Un giorno d’Aprile il Santo d’Assisi,
deluso non poco dai suoi confratelli,
decise senz’altro, fra lazzi e sorrisi,
di far predicozzo a stormi e fringuelli.
‘’Uomini stolti, e un tantino meschini
voi non capite quel che dico da ore
meglio sarà che a codesti augellini
faccia dono del verbo di nostro Signore.
Ognora nei boschi, sui monti e i pianori
udiamo gorgheggi in cielo sfreccianti,
l’allodola e il picchio ridestano i cuori,
lo scricciolo e il merlo, fan festa vocianti.
Or ditemi dunque chi è più fortunello
se l’uomo o il pennuto fra tutti i viventi
mirando la gazza, il tordo e il fanello
librarsi gioiosi sui campi ridenti.
Venga dunque a posarsi, lieve sul saio,
per primo il cantore che tace alla sera
ma l’animo il giorno ci rende assai gaio
divina ha la voce, la gentil capinera.
Sgolarmi per voi giammai più non posso
-O esseri umani che nulla intendete-
prendete ad esempio il bel pettirosso,
teologo fine che invidia fa a un prete.
E se della logica vogliam far trattato
non v’è mente acuta che messa alle strette
su qual sia lo scopo di tutto il creato
competer mai possa con gufi e civette.
Ed ecco all’orecchio sussurra vicino
il mondo è desioso di pace e di bene
m’insegna cortese il buon cardellino
che basta un sorriso a fugare le pene.
Se poi il tribolar mi scarnifica all’osso
guardar solo devo lassù sopra il ramo
l’allegro augellin dal nom codirosso
che subito il cuore risponde ‘io amo’.
Peccato mortale è il troppo esser fiero
convien che l’umano s’inchini al divino,
sarà mai permesso all’ardito sparviero
fissare negli occhi il Celeste Bambino?
Ma lesto il pensiero si volge al trapasso
l’età ormai ci mena davanti al portone
del luogo nel quale ogni animo basso
ascendere ambisce tra piume d’airone.’’

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA


Poesia ispirata alla predica di San Francesco agli uccelli. Con parole molto delicate e semplici, secondo lo stile del Santo, l’autore ne riporta il discorso, ricreando la serena atmosfera della pace campestre e i gioiosi gorgheggi degli alati cantori della natura, che suscitano, in chi li ascolta, un serafico stupore e una placida sensazione di pace, di bene e d’amore. Composizione molto musicale, che procede nell’armonia della rima alternata e dei versi spesso articolati in doppi senari e che, in un linguaggio incisivo e coinvolgente, stimola l’uomo a riflettere e a ricredersi sul suo modo di comportarsi, spesso improntato a una stolta meschinità e a un gretto egoismo.


SEZIONE C POESIA DIALETTALE

1° CLASSIFICATO LUCIANO GENTILETTI

ER BUSILLI DE L’INCONTRARIO

Come Giano , du’ facce e ‘na capoccia,
ciavemo drento er Bene e puro er Male,
‘sta legge, ch’è per tutti universale,
ce fa cresce er busilli ne la boccia.

L’incontrario te scopre quer che vale:
nun godi er frutto si nun c’è la coccia,
nun cerchi pace si nun c’è chi scoccia,
la notte more quanno er giorno sale.

Così a ‘sto monno p’apprezzà l’Amore,
che governa ‘sta favola infinita,
l’omo nun po’ fa a meno der dolore.

Senza er pianto che scenne su la pelle
nun t’accorgi der dono ch’è ‘sta vita
ce vò lo scuro per vedè le stelle.

TRADUZIONE

L’ENIGMA DEGLI OPPOSTI

Come Giano, che ha due facce ed una testa, / dentro ognuno di noi alberga il Bene ed il Male, / questa legge universale, / è un enigma che ci accompagna costantemente./
Abbiamo bisogno del contrario per comprendere quello che vale: / gustiamo un frutto quando lo estrapoliamo da quello che lo ricopre, / cerchiamo la tranquillità perché esiste chi deruba. / La notte svanisce quando sorge il giorno. / Nel mondo per apprezzare l’Amore, / che governa questa favola infinita, / l’uomo non può fare a meno del dolore. / Solo dopo aver patito una sofferenza / ci accorgiamo di quello che abbiamo: / occorre il buio per vedere le stelle. /

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA


      Con questo fine sonetto l’Autore intende sottolineare che noi, troppo abituati oggi alla spensieratezza, al disimpegno e al tutto dovuto, riusciamo ad apprezzare appieno il valore dei momenti positivi e delle  infinite sensazioni buone e gradevoli, esclusivamente  quando esse si avvicendano a fasi negative della nostra esistenza. 
      Soltanto allora ci accorgiamo in effetti di quanto sia meraviglioso e prezioso il dono stesso dell’intera vita.
      È una riflessione che Luciano Gentiletti sa esprimere con estremo garbo, evitando di appesantire la fluidità del suo testo con grevi sentenze morali, ma concludendo con un amaro verso: “…ce vo’ lo scuro pe vedé le stelle.”


2° CLASSIFICATO STEFANO BALDINU

‘’FINZAS A SAS JANNAS ‘E SU CHELU’’
( peraulas de unu tetraplegicu)

Est unu silentziu suttile chi si arrenovat
intro dogni toccheddu de coro ‘e sole chi antziat
supra sas cortes costellassiones de umbras
e unu irballu ‘e fozas chi toccant,
bantzichende, sa superfitze de coro
leandende, depustis dogni zestu meu, unu sùlidu
‘e lontananzias e unu sèmene de atonzu.
Est unu pesu ispetzificu divresso
intro su brùere bioladu dae su passu de unu putzone
a belare unu affocu disordinatu ‘e sillabas
intro una parentesi de laras. Sa vida mea
est cuddu nudda ‘e proja chi abantzat
finzas a sas jannas ‘e su chelu, unu accordu de ojos
chi scudant supra sa tastiera e isòrbant
mattas ‘e dolu vizinu a su alidu ‘e Deu.
Tottu restat comente una croca ‘e coro
intro una isterria ispannada de mare, una rughe ‘e proja
chi si prena de una boghe non mea, unu risittu atzinnadu
prejoneri de unu tempu de bantzicaduras assentes chi
allargat a mie dae pretzisa imperfessione ‘e sa felicidade.
Dia bolere franghere custa abbesada mea a su silentziu
essere una zirandola ‘e alidos a bascia frecuentzia.
a abbaidare su orizonte iscoloriu ‘e sa anima mea
dae su barcone ‘e su corpus innanti chi sa morte mudat sa arena
‘e su orolozu a rena mea in una sufferta copiadura ‘e s’Eternu.
Ma inoghe uve sos dies naufragant supra sa terrafrimma ‘e sos fozos
de unu calendarju deo resto comente una desinentzia mai cuniugada
supra sa iscrissione ‘e sa fruntene ‘e Deu; una tramadura
de sos alfabetos de babballottos mudos a barattare sa semplitzidade
‘e su silentziu pro una birgula de aghera supra sa superfitze ‘e laras.

FINO ALLE PORTE DEL CIELO (Traduzione)
(parole di un tetraplegico)

C’è un silenzio sottile che si rinnova / dentro ogni batticuore di sole che alza / sui cortili costellazioni di ombre / e un equivoco di foglie che toccano, / dondolando, la superficie del cuore / lasciando, dopo ogni mio gesto, un soffio / di lontananze e un seme d’autunno. / C’è un peso specifico differente / nella polvere violata dal passo di un uccello / a velare una asfissia disordinata di sillabe / entro una parentesi di labbra. La mia vita / è quel nulla di pioggia che avanza / fino alle porte del cielo, un connubio di occhi / che battono sulla tastiera e sciolgono / molliche di dolore vicino al respiro di Dio. / Tutto rimane come una conchiglia di cuore / in una distesa di mare rarefatta, una croce di pioggia / che si colma di una voce non mia, un sorriso accennato / prigioniero di un tempo di oscillazioni assenti che / mi allontana dalla esatta imperfezione della felicità. / Vorrei infrangere questa mia abitudine al silenzio, / essere una girandola di respiri a bassa frequenza / ad osservare l’orizzonte stinto della mia anima / dal balcone del corpo prima che la morte muti la sabbia / della mia clessidra in emulazione sofferta dell’Eterno. / Ma qui dove i giorni naufragano sulla terraferma dei fogli / di un calendario io rimango come una desinenza mai coniugata / sul cartiglio della fronte di Dio; una cospirazione / di alfabeti di insetti muti a barattare la semplicità / del silenzio per una virgola d’aria sulla superficie delle labbra. (dialetto sardo di nuorese di Sindia)


MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Non è semplice condurre una lingua, all’apparenza ostica e dalle tonalità forti e nette, al lirismo di una poesia intessuta di sensazioni malinconiche, di atmosfere tenui, di interiori percezioni e di inquietudini esistenziali.
     Ebbene Stefano Baldinu, Autore molto stimato e quotato, è riuscito nell’intento di realizzare un’opera in dialetto sardo-nuorese equilibrata e pregevole per la ricchezza dei contenuti e per la profondità delle intuizioni esternate.
     Esemplare è la conclusione della composizione che rivela la sottile, persistente amarezza del Poeta nel non sentirsi altro che “ una desinentzia mai coniugada / supra sa iscrissione ’e sa fruntene ‘e Deu.”  (“… una desinenza mai coniugata / sul cartiglio della fronte di Dio.”    


3° CLASSIFICATO ATTILIO ROSSI

MARE BÀILA

Vist ch’a-j dasì ‘l làit a na masnà soa
savend ëd na mama ch’a n’avia pòch
fin-a contenta ‘d butene n’àutr an coa
dzora a soa pòrta a l’ha butà doi fiòch.

Lj color a j’ero divers ma a ‘ndasìo bin:
col bleu ‘d so fieul a lo butava ansima,
peui col reusa dla cita sota bin davzin;
fin-a l’órdin ëd  col ch’a ciuciava prima.

A j’era pròpi bel deje ‘l làit coj fërfoj
përchè so cit chiel tan a na vansava
a-j bitava bin setà ‘nsema ‘n sij ginoj
për andurmije na canson a-j cantava.

As ricordava pa pì col ch’a fussa ‘l so
tra coj doi a fasia pì gnun-a diferensa
chila a cunava bin contenta ij doi bisò
ch’a-j vempìo d’alegria soa esistensa.

Ël temp a passava pì lest an armonia
drinta a ca la gòj a fiorìa a vista d’euj
cò l’amor ansema a lor lest a chërsìa:
sarà për lòn ch’as sent ‘ncora ‘ncheuj.

Ma ‘l temp, quand ch’as viv pròpi bin
vëdd sempe so passé còsa bin lesta
e quand as vempo le masnà ‘d basin
còsa ch’a l’è ntorn a l’è vestì a festa!

A-i rivrà ‘dcò ‘l momenti për lassesse
e për mare bàila a sarà na penitensa
fin-a quand a rivrà ‘l di d’artrovesse
a je smijrà bela tuta l’esistensa.

Ma cola masnà ch’a tornerà ‘n famija
As porterà daré ‘l temp ch’a j’era cita;
na vos balòssa minca tant a-j bësbija:
mare bàila a sarà n’arcòrd për la vita!

‘’MAMMA BALIA’’ (Traduzione)

Visto che gli dava il latte as un suo bimbo
sapendo d’una mamma che ne aveva poco
perfino felice di metterne un altro in coda
sopra alla sua porta ha messo due fiocchi.

I colori erano diversi ma andavano bene
quel blu del suo figlio lo metteva sopra
poi quello rosa della bimba sotto ben vicino
perfino l’ordine di chi succhiava prima.

Era proprio bello dare il latte a quei frugoletti
perché il suo piccolo tanto ne avanzava
li metteva ben seduti insieme sulle ginocchia
per addormentarli una canzone le cantava.

Non si ricordava più quale fosse il suo
fra quei due faceva nessuna differenza
lei cullava ben contenta i suoi due gioielli
che le riempivan d’allegria la sua esistenza.

Il tempo passava più veloce in armonia
Dentro alla casa la gioia fioriva a vista d’occhio
Anche l’amore assieme a loro cresceva:
sarà per quello che si sente ancora oggi.

Ma il tempo, quando si vive proprio bene
vede sempre il suo passare cosa ben lesta
e quando si riempiono i bambini di baci
quello che è attorno è vestito a festa!

Arriverà anche il momento per lasciarsi
E per mamma balia sarà una penitenza
Fino a quando arriverà il giorno di ritrovarsi
Le sembrerà meno bella l’esistenza.

Ma quella bambina che tornerà in famiglia
Si porterà dietro il tempo che era piccola;
una voce birichina ogni tanto le bisbiglia:
mamma balia sarà un ricordo per la vita!

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Mai abbastanza onorata e ricordata nel passato e tantomeno citata oggi nel frenetico panorama pilotato dai prodotti tecnologici, la figura e la missione delle balie ha rappresentato nel tempo un compito di  rilevanza sociale essenziale a favore della famiglia. 
     Oltre a tale aspetto la premura delle ‘seconde mamme’ verso i neonati loro affidati dai genitori reali, ha originato innumerevoli episodi d’amore, di serenità e di condivisione dei sentimenti affettivi, altamente commoventi.
     Attilio Rossi, che oltre a essere un apprezzato e genuino Poeta, è persona di elevata sensibilità, ha saputo cogliere magistralmente questo aspetto riversandolo in una lirica delicata nella forma e nobile nei contenuti, destinata a suscitare nei lettori tante sane emozioni.