mercoledì 30 luglio 2014

martedì 29 luglio 2014

N. PARDINI: LETTURA DI "AMORE CHE...", DI FULVIA MARCONI





Fulvia Marconi: Amore che d’amor si nutre e sazia
Di Felice Edizioni. Martinsicuro (TE). 2014. Pagg. 104

L’ambiente si fa tutt’uno con lo stato d’animo di Fulvia Marconi


Ed ora… senza foglie resta il ramo,
la brezza non sospinge la mia vela,
guardando questo viso nello specchio
giovane è il cuore mentre… il corpo è vecchio.

Iniziare da questi versi significa cogliere a pieno la plurivocità della poesia di Fulvia Marconi, le molteplicità ispirative del suo canto che fanno della vita un patrimonio a cui attingere per innervare i versi di substantia e focus di polisemica significanza. Sì, un canto che nasce dall’amore, dal dolore, da quella malinconia congenita nell’animo umano, e che costituisce il leitmotiv del “Poema”, garantendone compattezza e organicità. La poetessa è cosciente della precarietà del vivere, dei limiti della nostra vicenda umana; e di quanto precario sia, anche, il sentimento di felicità che i poeti rappresentano abitualmente con immagini di resti autunnali, di nubi disciolte dal vento, di rivi strozzati, o foglie accartocciate. E sa che i sogni stessi si disperdono sopra i prati come il languore di una rosa ormai sbocciata:
L’abbandono alla vertigine leziosa,
nel languore d’una rosa ormai sbocciata
in lusinghe di sospiri casti e arditi
nel disperdere di sogni sopra i prati (Una corsa a piedi nudi incontro al tempo).


                     

       Ma c’è l’amore a vincere con tutta la sua forza emotiva e passionale; un amore che coinvolge a pieno l’animo della Nostra fino a rapirla, fino a farle dimenticare le sottrazioni del vivere in un vortice che dall’umano si eleva a punte di d’incosciente ebrietudine:
Respiri di topazi sopra il corpo,
sentore di mirtilli e bacche rosse
e gli occhi belli, complici e ruffiani,
non d’arroganza il magico potere (Amore che d’amor si nutre e sazia).

È proprio in questa poesia eponima che:

L’audacia della vita si dispiega,
correre il tempo fieri dell’andare
su zattere trainate dall’amore,
vestiti degli albori di un tramonto (Amore che d’amor si nutre e sazia). 

E con similitudini azzardate, con iperboli allusive, con metafore esplosive, e con rime modernamente usate la poetessa riesce a dare corpo a questo sperdimento etimo-erotico:

Mi sento foglia e tu tappeto erboso,
mi sento gelo e tu… guanto di lana,
con la ragione sveglia, il cuore dorme,
ma quando canta il cuor la mente impazza.

Amore che d’amor si nutre e sazia” (ibidem),

servendosi di una natura viva e colorita, armoniosa e disponibile per concretizzare questi stati emotivi trasmessi con intensificazioni verbali, e assemblaggi lessicali:  mirtilli, bacche rosse, foglia, tappeto erboso, e ciocco che arde o legna resinosa. Ha bisogno di dare corpo ai suoi impulsi vitali la Marconi, sente viva la necessità di visualizzarli in ambiti naturali di grande efficacia creativa. Un’opera che ha il sapore di effluvi di foglie di lavanda, di campanelle ai bordi delle strade, di meriggi assolati, e di sere che tanto sanno del finire del giorno, del consumarsi inderogabile della vita. Ma c’è il sogno e il sogno fa parte del nostro esserci. Ed è in esso che ci abbandoniamo in cerca di una verità che è improbabile agguantare.


             

Costituisce pur sempre un’alcova in cui rifugiarci per sopperire alle nostre sottrazioni,  dato che:

Veglia quel cielo stanco,
il colle mesto e il poggio
dove illusione è vita
dove la vita… illude (Dove la vita illude).

L’ambiente si fa tutt'uno con lo stato d’animo di Fulvia: il colle si fa mesto, il cielo stanco. E a dare una particolare sonorità al significante metrico del verso interviene quel chiasmo fra “illusione… vita” e “vita… illude”. Accorgimenti metrico-semantici che denotano una maturità poetica ed una generosità esplorativo-psicologica di rilievo. Se, poi, consideriamo che la silloge si sviluppa su un andatura di armoniche armonie dettate da versi  ben costruiti in tutte le loro varianti, possiamo ancor di più avere un’idea chiara delle capacità poetiche della Nostra. E ancor di più se le commisuriamo con una certa poesia contemporanea che si avventura in sperimentalismi metrico-verbali tesi a distruggere lirismo e musicalità, vere funzioni di una tradizione letteraria di memoria italiana.
       L’opera si distende su uno spartito di cinque sezioni, per niente disunite le une dalle altre per un dettato poetico giocato su tematiche di ampio respiro: dal politico-sociale, dove spicca una commovente poesia dedicata ad una famiglia distrutta dall’ira nazista:

E più non sorride nella valle,
il fiume scorre e mormora domande,
soltanto dieci croci senza effigi
in quella casa estinta fra i ciliegi (La casa tra i ciliegi);

all’analisi interiore:

Ma sento ancor l’odore delle rose
e vedo, ognor, dei glicini fioriti,
continuo coraggiosa la mia strada
stringendo in mano briciole di vita (Briciole di vita);

dal memoriale:

S’addobba ancor di nebbia la mia valle
e sempre è schiva la spinosa siepe,
vado gustando l’aria, avidamente,
per ritornare ancora un po’ fanciulla.

Dolci ricordi dell’età più bella
una castagna, e di delizie… un ciocco! (Profumo di castagne cotte al ciocco);

alla sacralità delle feste:

Gesù, che la stella conduce alla paglia
tra braccia amorose di grazia profuse,
sorride dal trono, qual re dell’Amore,
scegliendo per culla la paglia e la neve (Rinasce il roseto);

dai canti per la nostra bella Italia:

Stringiamoci le mani tutti a schiera,
salviamo quest’Italia con l’ardore
di quei soldati che, con aria altera,
son morti per la patria e pel suo amore (Avere dentro il cuore una bandiera);

alla natura che occupa un posto preminente nell’opera con il suo carico di simboli allusivi:

L’esistenza è quell’attimo solo
che imprigiona la vita a promesse
piedi scalzi e speranze a calcare
… quel sentiero odoroso di mare (Un sentiero odoroso di mare).


                     

E il tutto si snocciola su una versificazione varia e articolata per supportare le motivazioni di forte intimità: endecasillabi, settenari, decasillabi, novenari (dove il succedersi di tripli trisillabi invita l’anima ad una rattenuta meditativa), e un sonetto, in cui, se ce ne fosse ancora bisogno, la Marconi dimostra il suo attaccamento ad una tradizione di grandi nomi di cui è impreziosita la nostra letteratura, oltre alle sue notevoli abilità metriche. 
       Dunque l’amore, il dolore, l’esistere, il sogno, la speranza, e la natura; sì, tanta natura. Direi che questo forte sentimento panico, vivo e vitale nella Nostra, unito ad uno spiccato senso civico, e ad una scia di tragiche o liete memorie, fa da trait d’union al corpo della plaquette. Ma va detto anche che a vincere sulla malinconia, alla fin fine, c’è un palese senso di rinascita, un grande senso della sacralità della vita; perché è ad essa che Fulvia è avvinta, ed è ad essa che è legata con tutta se stessa, compensando, anche, certi momenti di inquietudine terrena con slanci di religiosa meditazione:

Sorride stanco il corpo  abbandonato,
in quella notte di magia ricolma
ed un calore nuovo lo pervade,
il senso di una casa e il Paradiso (Il miracolo del Presepe).           

E aggiungere che si leggono, soprattutto in questa  ultima sezione, sfumature di un sottile spirito di decadentismo pascoliano sul mistero cosmico che cade sugli uomini, non è certo sminuirne il valore, anzi  significa potenziarne quell’afflato di vena poetica, e di vicinanza al succedersi di una tradizione letteraria che le fa grande onore.

                                   Nazario Pardini 
05/04/2014


http://nazariopardini.blogspot.it/2014/04/n-pardini-lettura-di-amore-che-di.html

sabato 26 luglio 2014

MEMORIA SPIETATA



O memoria spietata, che hai tu fatto
del mio paese?
Un paese di spettri
dove nulla è mutato fuor che i vivi
che usurpano il posto dei morti.
Qui tutto è fermo, incantato,
nel mio ricordo.
Anche il vento.
Quante volte, o paese mio nativo,
in te venni a cercare
ciò che più m'appartiene e ciò che ho perso.
Quel vento antico, quelle antiche voci,
e gli odori e le stagioni
d'un tempo, ahimè, vissuto.

Vincenzo Cardarelli, 1887-1959.

        

venerdì 25 luglio 2014

Perle di saggezza



«Quando al mattino il sole si leva dietro le montagne fa nascere nei nostri cuori un grande senso di libertà che ci accompagna per tutto il giorno. Quando fra le gole profonde delle montagne sibila il vento ci ispira un sentimento di liberazione che ci fa sognare lidi lontani. Quando l'acqua dei ruscelli scorre veloce dopo le grandi piogge ci indica il sentiero della vita e le nuvole bianche nel cielo sono le nostre speranze che si muovono verso il futuro. Quando l'uomo saprà capire tutte queste cose allora avrà raggiunto la felicità».
Romano Battaglia

venerdì 18 luglio 2014

NELL'ANNIVERSARIO DELLA SUA NASCITA RICORDIAMO IL PREMIO NOBEL PER LA PACE NEL 1993

Nazioni Unite: Giornata internazionale dedicata a Nelson Mandela, 18 luglio 2014


Il 18 luglio 2014 viene celebrata in tutto il mondo la Giornata internazionale dedicata a Nelson Mandela. Proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel novembre del 2009 (A/RES/64/13), questa Giornata vuole onorare la memoria del leader politico africano nel giorno della sua nascita, ricordandone l’impegno per l’affermazione della giustizia e dei diritti umani, come avvocato, prigioniero di coscienza e primo Presidente del Sudafrica eletto democraticamente.
L’obiettivo della Giornata è quello di invitare ciascuno a riflettere sul contributo che, singolarmente o in gruppo, è possibile dare per il miglioramento della società e la lotta alle ingiustizie. La Giornata mondiale dedicata a Nelson Mandela è, infatti, primariamente, espressione di un movimento globale che riconosce come il cambiamento possa avere inizio da azioni piccole e quotidiane portate avanti nelle comunità locali. [...]

(... Art. tratto dal web)

giovedì 17 luglio 2014

GIORNATA MONDIALE DELLA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE PENALE

17 luglio: Giornata mondiale della giustizia internazionale penale

Il 17 luglio si celebra la Giornata mondiale della giustizia internazionale penale, istituita il 1° giugno 2010 dall’Assemblea degli Stati Parte della Corte penale internazionale (CPI) in occasione della Conferenza di Revisione dello Statuto di Roma svoltasi a Kampala (Uganda) dal 31 maggio all’11 giugno 2010.

Tale data intende commemorare il 17 luglio 1998, giornata in cui la comunità internazionale, adottando a Roma lo Statuto della Corte penale internazionale, ha conseguito un risultato storico nella lotta all’impunità dei più gravi crimini internazionali.

Secondo il ministro degli esteri Emma Bonino, intervenuto proprio in occasione della Giornata mondiale della giustizia internazionale penale 2013, "la Corte penale internazionale è strumento di pace e di diplomazia preventiva", sottolineando il ruolo fondamentale della Corte nella prevenzione di atrocità quali il genocidio, i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità.
Ad oggi, i Paesi che hanno ratificato lo Statuto di Roma sono 122. L’Italia, che fin da subito ha promosso l’istituzione della Corte, è stata tra i primi Paesi a ratificare lo Statuto (l. 232/1999). Nel 2012, inoltre, essa ha adottato la legge di adeguamento dell’ordinamento interno allo Statuto con riferimento, tuttavia, ai soli obblighi di cooperazione con la Corte (l. 237/2012).
La Giornata mondiale della giustizia internazionale è stata pensata come un momento per celebrare i progressi nel campo della giustizia internazionale penale; riflettere sulle sofferenze di quanti ancora sono vittime di atrocità; agire per sostenere e diffondere la lotta all’impunità a livello nazionale ed internazionale.

(Link di riferimento: http://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/17-luglio-Giornata-mondiale-della-giustizia-internazionale-penale/2987)

giovedì 10 luglio 2014

FELICE GIORNO!

È tempo di sole e di vacanze, di onde, di tuffi e di ombrelloni. È tempo di gelati e di corse in riva al mare. Insomma, è tempo d’estate per la gioia dei nostri bimbi e dal web questa filastrocca a loro dedicata.


In riva al mare

Con la sabbia ed il secchiello
oggi ho fatto un bel castello
con le torri ed i fossati
per giocare coi soldati.

Tutti vengono a guardare
le mie torri in riva al mare
e mi vanto un po’ perché
del mio regno sono il re.

Certo che però è un peccato:
prima o poi sarà schiacciato
da un’ondata prepotente
e non resterà più niente.

Ma io no, non mi lamento
perché è un gran divertimento:
lo ricostruirò in fretta
col secchiello e la paletta.




mercoledì 9 luglio 2014

BUONA GIORNATA!



Vento di Prima Estate
di
Giorgio Caproni

A quest'ora il sangue
del giorno infiamma ancora
la gota del prato,
e se si sono spente
le risse e le sassaiole
chiassose, nel vento è vivo
un fiato di bocche accaldate
di bimbi, dopo sfrenate
rincorse.

giovedì 3 luglio 2014

Lutto nel mondo della letteratura


Lunedì 30 giugno, all'età di 91anni, si è spenta nella sua casa romana la grande poetessa Maria Luisa Spaziani. Ampio l'orizzonte culturale dove si è mossa la sua bella penna.


Dall'art. di Daniele Abbiati


Un orizzonte che guardava «in occaso», a occidente, verso quella Francia che è stata sua. La Francia di Marcel Proust, sul quale scrisse la propria tesi di laurea, all'Università di Torino. La Francia che conobbe da vicino, oltre l'impegno quotidiano delle sudate carte, nel '53 (e qui sbocciò Primavera a Parigi, del '54, il suo primo libro). La Francia che insegnò a lungo al liceo.
Non proprio enfant, ma sicuramente prodige fu, non ancora ventenne prima della laurea, nel dirigere una piccola rivista chiamata prima Il Girasole e poi Il Dado: pubblica infatti inediti di Saba, Penna, Sinisgalli, Pratolini, Virginia Woolf. Dietro l'angolo del destino, era già acquattato lui, Eugenio Montale. Si conobbero nel gennaio del 1949 durante una conferenza del poeta al teatro Carignano di Torino. L'assidua frequentazione a Milano, la consonanza degli interessi e dei caratteri, la naturale intesa... Nel '54 esce da Mondadori, nella prestigiosa collana «Lo Specchio», Le acque del Sabato. E poi, dopo il fugace matrimonio con Elemire Zolla, dal '58 al '60, e dopo l'originale raccolta Luna lombarda ('59) l'insegnamento all'Università di Messina. Ronsard, Racine, Flaubert, Gide... Sempre da quella parte è rivolto il suo sguardo acuto di critica e, in specie, di traduttrice. Con il nume tutelare Montale a sorvegliarla, da vicino o da lontano. Poi l'orizzonte dalla Francia si sposta oltre l'oceano, negli Stati Uniti di Pound e di Eliot.
La sua statura ha ormai superato i confini nazionali. L'occhio del ciclone, Transito con catene, La stella del libero arbitrio, La traversata dell'oasi sono i capisaldi della produzione della fondatrice del «Premio Montale». Stava lavorando a una nuova raccolta. L'ultima uscita, L'incrocio delle madiane, è datata 2009. Tre anni dopo, tutte le sue poesie sono state raccolte in un «Meridiano» Mondadori.”