sabato 19 novembre 2016



La caduta delle foglie
L’aura autunnal dell’ingiallito ammanto,
Tolto alle querce, avea coperto il suolo;
Nuda la selva traluceva: il canto
Sopito era nel petto all’usignuolo.
Triste e già moribondo in sull’aurora
Di sua giornata, infermo giovinetto
Lento moveva, una fïata ancora,
Pel bosco a’ suoi fiorenti anni diletto.
“Addio, foresta! Io già mancar mi sento;
Nel tuo destino il mio destin m’è chiaro;
In ogni foglia che dispicca il vento,
Del mio morir non dubbi segni imparo.
O dell’arte di Coo divino alunno!
Tu sospirando mel dicevi; gialle
Vedrai farsi le foglie un altro autunno;
Ma non vedrai più rinverdir la valle.
Già morte di sue nere ombre ti fascia;
Più del pallido autunno, o giovinetto,
Hai tu pallido il viso; e cruda ambascia
Con sordo dente ti consuma il petto.
Cadran questi tuoi vaghi anni felici
Appassiti cadran, pria che appassite
Sien l’erbette ne’ prati e le pendici
Veggan di fronde povera la vite.
Io muoio, io muoio! Col suo freddo fiato
Aura letal m’è corsa in ogni vena;
Ecco il decembre io mi ritrovo allato,
Quando alle spalle aveva il maggio appena.
Frale arboscello, in un mattin distrutto,
Non avea che verzura e qualche fiore;
Ecco cascano i fior; nè dolce frutto
Fia che rallegri il ramoscel che muore.
Cadi, cadi frequente, amica foglia;
Cela il tristo sentiero; al duol materno
Cela la fossa, dove nuda spoglia
Dormirò col dì novo il sonno eterno.
Ma se sul vespro scompagnata e mesta
A cercarmi verrà la fida amante,
Tu pia col lieve tuo romor mi desta,
E felice il mio spirito abbia un istante.”

Disse e sparì; più non farà ritorno.
L’ultima foglia che spiccava il vento,
Segnò del garzoncel l’ultimo giorno;
E gli poser nel bosco il monumento.
Ma la fanciulla a piangere sull’urna
Mai non uscì: sol con vagante passo
Della valle il pastor la taciturna
Notte turbò del solitario sasso.
 
 
Traduzione di Giacomo Zanella


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